Augurando agli amici lombardi miglior fortuna (si riuniranno il 14-06), prendo atto che la proposta che ha dato il via a questo blog non ha futuro.
Se l'avrà domani, io non ci sarò, per superata scadenza dei termini che il mio ruolino di marcia in politica con la Rosa fissava già a febbraio, a Montecatini Terme.
Ai pochi che hanno ritenuto praticabile l'idea vada un sincero "buona vita pubblica!".
A tutti il mio saluto cordiale.
Claudio, Cittadella
Benvenuti!
Sei un cittadino che crede all'importanza di una politica mite, che non tema di considerare inscindibile il nesso tra i princìpi di libertà e uguaglianza e quello della fraternità?
Benvenuto tra quanti, nelle Trevenezie, credono che il servizio della politica alla persona umana, alla famiglia, al bene comune e alla pace sia un compito troppo importante per starsene tranquillamente in disparte e non si riconoscono, politicamente parlando, nel Pd e nel Pdl .
Benvenuto tra quanti, nelle Trevenezie, credono che il servizio della politica alla persona umana, alla famiglia, al bene comune e alla pace sia un compito troppo importante per starsene tranquillamente in disparte e non si riconoscono, politicamente parlando, nel Pd e nel Pdl .
Costituente di Centro TREVENEZIE
Questo era uno strumento di collegamento per i Triveneti che nei mesi di maggio-giugno-luglio 2008, se l'avessero voluto, avrebbero potuto dare vita al coordinamento denominato "Verso la Costituente di Centro - Trevenezie" La scadenza per rendere effettiva la cosa era il 31 maggio. Almeno 12 dovrebbero essere stati, a quella data, gli aderenti. Erano solo 5. :)
sabato 31 maggio 2008
giovedì 29 maggio 2008
Ore contate, per la Rosa per l'Italia?
Parrebbe di sì.
Il silenzio, in politica, non costruisce nulla.
Si fa un minuto di silenzio, certo, per ricordare chi non è più.
Segnalo che nei prossimi due giorni, in assenza di segnali, prenderò atto che non c'è futuro, per la Costituente "dal basso".
Claudio, Cittadella (Pd)
Il silenzio, in politica, non costruisce nulla.
Si fa un minuto di silenzio, certo, per ricordare chi non è più.
Segnalo che nei prossimi due giorni, in assenza di segnali, prenderò atto che non c'è futuro, per la Costituente "dal basso".
Claudio, Cittadella (Pd)
martedì 20 maggio 2008
Se volessimo stringere i tempi...
http://costituentedicentrotrevenezie.blogspot.com/2008/05/i-primi-triveneti-della-rosa-che-si.html#links
(Milena di VR mi fa sapere della nascita de "il Ponte" , comitato di VR città: bello! il nome è in sintonia con l'immagine di questo blog e, sintomatico?, non ci conosciamo neppure, per ora. Mi scrive pure che "bisognerebbe non perdersi d'animo e tenere i collegamenti". Questo blog è a disposizione di chi... - si legga sopra)
Claudio, Cittadella (Pd)
(Milena di VR mi fa sapere della nascita de "il Ponte" , comitato di VR città: bello! il nome è in sintonia con l'immagine di questo blog e, sintomatico?, non ci conosciamo neppure, per ora. Mi scrive pure che "bisognerebbe non perdersi d'animo e tenere i collegamenti". Questo blog è a disposizione di chi... - si legga sopra)
Claudio, Cittadella (Pd)
lunedì 19 maggio 2008
Triveneto terra del cambiamento
Ho aderito volentieri a questa iniziativa, che ci vede costruire il movimento di centro.
Una politica concreta moderata che torni a dare fiducia ai cittadini, e che metta al primo posto le famiglie, le imprese, le istituzioni, in modo limpido e trasparente. Un movimento che parte dal basso e che vuole spingere in alto la politica.
Mi piacerebbe pensare che il Triveneto diventi un laboratorio, fatto di persone non mestieranti della politica, ma gente che vive il quotidiano e che ha deciso di mettere la faccia per rinnovare e rinnovarsi.
Condividere il nostro tempo le nostre forze (spesso a scapito delle nostre famiglie) per dare un futuro alle nostre generazioni.
Anche in Trentino si sente il desiderio di un concreto cambiamento. Andiamo avanti con questo progetto nonostante le difficoltà.
Coraggio e avanti dunque, per la strada del rinnovamento moderato
Angelo Platzer
venerdì 16 maggio 2008
La strana coppia
L’Italia cresce pochissimo sul piano economico, non soltanto meno delle tigri asiatiche, ma anche meno della media dei paesi dell’Unione Europea. Ha una produttività stagnante. L’Università è largamente tagliata fuori dai progressi della ricerca scientifica nel mondo. Le società di venture capital non trovano occasioni significative di investimento in Italia e quelle con capitali e managers italiani tendono ad investire in Inghilterra, in Olanda, in Israele, per non parlare degli Stati Uniti. La condizione dei servizi pubblici è spaventosa, si tratti del trasporto aereo, del sistema ferroviario, della circolazione stradale. La Pubblica Amministrazione non funziona. Le città sono sporche e insicure.
Le conseguenze dell’immigrazione incontrollata turbano persino gli Amministratori locali di centro-sinistra.
Il sistema fiscale è nel caos. La spesa pubblica corrente è incontrollata. La corruzione è rampante.
E’ chiaro che se queste sono le condizioni del Paese, non ha alcun senso che il capo del governo ufficiale e di quello ombra si incontrino per parlare di presunte riforme istituzionali e di leggi elettorali, con l’unico obiettivo di consolidare le rispettive posizioni. Di cosa si preoccupano? Di fissare una soglia di sbarramento per l’accesso al Parlamento europeo.
È così che, nel vuoto della politica, nascono le ambizioni di chi vorrebbe entrarvi da fuori offrendo non una maggiore capacità, ma un profilo diverso: da comico a parlamentare, da giudice a ministro, da imprenditore o da manager a leader politico. Il problema non è però solo quello di cambiare gli uomini, ma quello di trovare regole di funzionamento del sistema che valorizzino le qualità e non premino i difetti degli uomini.
L’Italia cresce pochissimo sul piano economico, non soltanto meno delle tigri asiatiche, ma anche meno della media dei paesi dell’Unione Europea. Ha una produttività stagnante. L’Università è largamente tagliata fuori dai progressi della ricerca scientifica nel mondo. Le società di venture capital non trovano occasioni significative di investimento in Italia e quelle con capitali e managers italiani tendono ad investire in Inghilterra, in Olanda, in Israele, per non parlare degli Stati Uniti. La condizione dei servizi pubblici è spaventosa, si tratti del trasporto aereo, del sistema ferroviario, della circolazione stradale. La Pubblica Amministrazione non funziona. Le città sono sporche e insicure.
Le conseguenze dell’immigrazione incontrollata turbano persino gli Amministratori locali di centro-sinistra.
Il sistema fiscale è nel caos. La spesa pubblica corrente è incontrollata. La corruzione è rampante.
E’ chiaro che se queste sono le condizioni del Paese, non ha alcun senso che il capo del governo ufficiale e di quello ombra si incontrino per parlare di presunte riforme istituzionali e di leggi elettorali, con l’unico obiettivo di consolidare le rispettive posizioni. Di cosa si preoccupano? Di fissare una soglia di sbarramento per l’accesso al Parlamento europeo.
È così che, nel vuoto della politica, nascono le ambizioni di chi vorrebbe entrarvi da fuori offrendo non una maggiore capacità, ma un profilo diverso: da comico a parlamentare, da giudice a ministro, da imprenditore o da manager a leader politico. Il problema non è però solo quello di cambiare gli uomini, ma quello di trovare regole di funzionamento del sistema che valorizzino le qualità e non premino i difetti degli uomini.
Sono Claudio, di Cittadella.
Federico, di Vittorio Veneto, riguardo alla proposta contenuta in questo blog (avviare immediatamente i lavori di quello che ho chiamato anche "cantiere verso la Costituente di Centro") scrive stamane:
Apprezzo la stessa, ma credo che sia opportuno aspettare le prossime evoluzione verso la Costituente di centro, se è vero che i giornali dicono di un Baccini verso il PDL e Tabacci verso il PD ( IL GIORNALE e la DISCUSSIONE di oggi)....
Federico, di Vittorio Veneto, riguardo alla proposta contenuta in questo blog (avviare immediatamente i lavori di quello che ho chiamato anche "cantiere verso la Costituente di Centro") scrive stamane:
Apprezzo la stessa, ma credo che sia opportuno aspettare le prossime evoluzione verso la Costituente di centro, se è vero che i giornali dicono di un Baccini verso il PDL e Tabacci verso il PD ( IL GIORNALE e la DISCUSSIONE di oggi)....
Non ho ancora visto questa Tua proposta pubblicata sul Blog di Tabacci, cosa che consentirebbe di raggiungere un maggior numero di aderenti anche del Triveneto.
Cordiali saluti.
Federico Perin
Penso che Tabacci, solo oramai in Parlamento, faccia bene a guardarsi intorno.
Il silenzio di Pezzotta, come ha fatto rilevare Omar, è non poco rivelativo, ma pure a lui, arrivato in Parlamento, va concessa la possibilità di guardarsi attorno.
Non enfatizzerei il "bisogno di leadership", in questa fase, ma sarei lieto di registrare un sussulto di orgoglio in coloro che a febbraio hanno creduto in qualcosa di diverso dai due grossi polpettoni del Pd e del Pdl.
La decisione è personale. Che diventi "politicamente significativa", però, dipende dal "convenire in unum" , dallo stringersi a schiera, a livello regionale (per il Nord-Est, interregionale), intorno ad un progetto di alto profilo.
Galan e Cacciari, entro settembre, potrebbero, nei rispettivi campi, creare i prodromi di due (o uno solo?) soggetti politici nuovi ("Forza Veneto" - "Pd Veneto autonomo"?); De Poli (Udc) già ha chiarito che l'Udc veneta potrebbe diventare elemento essenziale del progetto autonomistico regionale del Governatore del Veneto.
Tabacci e Pezzotta non sono triveneti (e Baccini men che meno).
Lasciare tutto in mano al partito interregionale e territoriale che è la Lega Nord per i prossimi 20 anni, certo, si può.
A condizione di rinunciare alle radici profonde della cultura e delle tradizioni, anche politiche, delle Trevenezie.
Penso che Tabacci, solo oramai in Parlamento, faccia bene a guardarsi intorno.
Il silenzio di Pezzotta, come ha fatto rilevare Omar, è non poco rivelativo, ma pure a lui, arrivato in Parlamento, va concessa la possibilità di guardarsi attorno.
Non enfatizzerei il "bisogno di leadership", in questa fase, ma sarei lieto di registrare un sussulto di orgoglio in coloro che a febbraio hanno creduto in qualcosa di diverso dai due grossi polpettoni del Pd e del Pdl.
La decisione è personale. Che diventi "politicamente significativa", però, dipende dal "convenire in unum" , dallo stringersi a schiera, a livello regionale (per il Nord-Est, interregionale), intorno ad un progetto di alto profilo.
Galan e Cacciari, entro settembre, potrebbero, nei rispettivi campi, creare i prodromi di due (o uno solo?) soggetti politici nuovi ("Forza Veneto" - "Pd Veneto autonomo"?); De Poli (Udc) già ha chiarito che l'Udc veneta potrebbe diventare elemento essenziale del progetto autonomistico regionale del Governatore del Veneto.
Tabacci e Pezzotta non sono triveneti (e Baccini men che meno).
Lasciare tutto in mano al partito interregionale e territoriale che è la Lega Nord per i prossimi 20 anni, certo, si può.
A condizione di rinunciare alle radici profonde della cultura e delle tradizioni, anche politiche, delle Trevenezie.
giovedì 15 maggio 2008
I rischi del nuovo rapporto tra Parlamento e Governo
SENZA CONTRAPPESI
Dopo anni di discussioni sul tema delle riforme costituzionali e di lamentele sulle conseguenze negative della frammentazione partitica, l'Italia sembra avere voltato pagina. Il panorama politico oggi e' totalmente nuovo. Si tratta di novità tanto profonde quanto largamente impreviste e imprevedibili. In primo luogo é cambiato l'impianto costituzionale con una trasformazione sostanziale della forma di governo. Si é passati da un sistema parlamentare a un sistema di investitura diretta del presidente del Consiglio da parte del corpo elettorale, una trasformazione costituzionale che sembrava richiedere un'esplicita revisione della Costituzione e che si é realizzata invece attraverso la legge elettorale con l'introduzione di un premio di maggioranza a favore del partito o della coalizione di partiti che ottenga la maggioranza relativa dei voti e dell'obbligo di designare esplicitamente il capo della coalizione. Nelle elezioni del mese scorso, la legge ha funzionato come se il premio di maggioranza si applicasse in eguale misura alla Camera e al Senato. I cittadini hanno così designato (ed eletto) il presidente del Consiglio: lo si é visto plasticamente nella drastica abbreviazione dei tempi di avvio del nuovo governo, fra l'inizio delle consultazioni rituali del capo dello Stato e il giuramento dei ministri. Il secondo mutamento é costituito dalla diminuzione del numero dei partiti rappresentati in Parlamento. Questo effetto é stato prodotto sia dalle soglie di sbarramento previste dalla legge elettorale, sia dalla decisione politica di limitare drasticamente le componenti delle due coalizioni. Si é prodotta così una forte semplificazione della rappresentanza parlamentare, fino a delineare tendenzialmente un sistema bipartitico.
L'opinione pubblica ha reagito molto positivamente all'esito delle elezioni. Insomma, l'Italia sembra decisa e felice di dare un addio senza rimpianti alla forma costituzionale dei governi parlamentari e del predominio del Parlamento rispetto all'esecutivo, dimentica che l'assetto politico-istituzionale, che ora viene accantonato, ha accompagnato gli straordinari progressi economici, sociali e civili dei primi 50 anni della Repubblica. Ne sembra consapevole delle tante rilevanti aree di incertezza che una trasformazione operata per questa via contiene.
Vale la pena di elencare alcune questioni: nasceranno davvero due partiti dalle due federazioni di forze diverse riunite nel Popolo della libertà e nel Partito democratico? Quali saranno le filosofie di fondo che le connoteranno? Basteranno i vaghi riferimenti alle piattaforme programmatiche dei partiti europei? Come si risolverà il problema della democrazia interna a questi partiti? È accettabile un sistema di designazione diretta del capo del governo che assegni al vincitore anche una consistente maggioranza in seno alle Camere? Non vi e' un elemento di pericolo in una situazione nella quale il potere esecutivo, forte di un mandato popolare, disponga anche di una maggioranza in seno agli organi legislativi? Che fine fanno i controlli e i contrappesi che sappiamo essere parte integrante del sistema presidenziale americano?".
Attenderemo con pazienza gli sviluppi della situazione. Ci limitiamo a osservare che per chi ha la responsabilità di guida del governo del Paese essere del tutto soli al comando può rappresentare una condizione operativa favorevole, ma che nel caso in cui i problemi si rivelino di difficile o di non immediata soluzione, la forza della solitudine si può facilmente mutare nell'unicità del colpevole.
Dopo anni di discussioni sul tema delle riforme costituzionali e di lamentele sulle conseguenze negative della frammentazione partitica, l'Italia sembra avere voltato pagina. Il panorama politico oggi e' totalmente nuovo. Si tratta di novità tanto profonde quanto largamente impreviste e imprevedibili. In primo luogo é cambiato l'impianto costituzionale con una trasformazione sostanziale della forma di governo. Si é passati da un sistema parlamentare a un sistema di investitura diretta del presidente del Consiglio da parte del corpo elettorale, una trasformazione costituzionale che sembrava richiedere un'esplicita revisione della Costituzione e che si é realizzata invece attraverso la legge elettorale con l'introduzione di un premio di maggioranza a favore del partito o della coalizione di partiti che ottenga la maggioranza relativa dei voti e dell'obbligo di designare esplicitamente il capo della coalizione. Nelle elezioni del mese scorso, la legge ha funzionato come se il premio di maggioranza si applicasse in eguale misura alla Camera e al Senato. I cittadini hanno così designato (ed eletto) il presidente del Consiglio: lo si é visto plasticamente nella drastica abbreviazione dei tempi di avvio del nuovo governo, fra l'inizio delle consultazioni rituali del capo dello Stato e il giuramento dei ministri. Il secondo mutamento é costituito dalla diminuzione del numero dei partiti rappresentati in Parlamento. Questo effetto é stato prodotto sia dalle soglie di sbarramento previste dalla legge elettorale, sia dalla decisione politica di limitare drasticamente le componenti delle due coalizioni. Si é prodotta così una forte semplificazione della rappresentanza parlamentare, fino a delineare tendenzialmente un sistema bipartitico.
L'opinione pubblica ha reagito molto positivamente all'esito delle elezioni. Insomma, l'Italia sembra decisa e felice di dare un addio senza rimpianti alla forma costituzionale dei governi parlamentari e del predominio del Parlamento rispetto all'esecutivo, dimentica che l'assetto politico-istituzionale, che ora viene accantonato, ha accompagnato gli straordinari progressi economici, sociali e civili dei primi 50 anni della Repubblica. Ne sembra consapevole delle tante rilevanti aree di incertezza che una trasformazione operata per questa via contiene.
Vale la pena di elencare alcune questioni: nasceranno davvero due partiti dalle due federazioni di forze diverse riunite nel Popolo della libertà e nel Partito democratico? Quali saranno le filosofie di fondo che le connoteranno? Basteranno i vaghi riferimenti alle piattaforme programmatiche dei partiti europei? Come si risolverà il problema della democrazia interna a questi partiti? È accettabile un sistema di designazione diretta del capo del governo che assegni al vincitore anche una consistente maggioranza in seno alle Camere? Non vi e' un elemento di pericolo in una situazione nella quale il potere esecutivo, forte di un mandato popolare, disponga anche di una maggioranza in seno agli organi legislativi? Che fine fanno i controlli e i contrappesi che sappiamo essere parte integrante del sistema presidenziale americano?".
Attenderemo con pazienza gli sviluppi della situazione. Ci limitiamo a osservare che per chi ha la responsabilità di guida del governo del Paese essere del tutto soli al comando può rappresentare una condizione operativa favorevole, ma che nel caso in cui i problemi si rivelino di difficile o di non immediata soluzione, la forza della solitudine si può facilmente mutare nell'unicità del colpevole.
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